9 Gennaio 2020

Obsolescenza programmata: esiste davvero?

Pare che certe tecnologie siano programmate per durare poco.

La vita si allunga, ma non per tutti: per alcuni prodotti si accorcerebbe, specialmente per gli smartphone e gli elettrodomestici, le due categorie a maggior rischio di obsolescenza programmata o pianificata. Con questo termine si intende l’accusa rivolta all’industria, che la respinge, di abbreviare intenzionalmente la durata di un prodotto

«A causa di questo comportamento organizzato ai danni degli acquirenti – afferma Carlo Rienzi, fondatore e presidente nazionale di Codacons – si vendono prodotti fatti per guastarsi dopo un certo tempo e indurne a comprarne altri. La truffa in commercio è un illecito penale e come tale va perseguita».

Sotto la lente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sono finiti, in particolare, gli aggiornamenti del firmware di alcuni cellulari che, di fatto, li hanno poi resi inservibili, accelerando la corsa a modelli sempre più nuovi e aumentando la montagna di spazzatura elettronica. Ma i produttori non ci stanno e controbattono chiamando in causa la velocità di innovazione che oggi “brucia” in poco tempo i dispositivi (hardware), rendendoli inadatti ai nuovi sistemi operativi (software). 

Chi ha ragione? Per l’Authority, chiamata in audizione al Senato dove è in esame il primo disegno di legge in materia, non paiono esserci dubbi: l’innovazione galoppante c’entra sì, ma fino a un certo punto. In Italia, come detto, si discute presso la Commissione industria del Senato sulle maggiori tutele per il consumatore, che è l’anello finale e più debole di tutta la catena. 

Nel testo in esame, che andrà a modificare il Codice del consumo, all’articolo 1 si “fa divieto al produttore di mettere in atto tecniche che possano portare all’obsolescenza programmata dei beni di consumo”. Il riconoscimento automatico di tale diritto, senza oneri di prova, scatterebbe a un anno dall’acquisto, rispetto agli attuali 6 mesi. Poi si passa all’estensione della garanzia legale che, al netto di altre modifiche, salirà da 2 a 5 anni per i beni di piccole dimensioni e a 10 anni per quelli di grandi dimensioni, come i grandi elettrodomestici. 

Di certo l’estensione della garanzia sarà impattante su tutto il mercato. Di contro, però, questa super estensione potrebbe aumentare per i produttori i prezzi dei beni, a detrimento dei consumatori. E questo aumento sarebbe anche l’effetto dell’obbligo di conservare in magazzino i pezzi di ricambio dei prodotti piccoli (per 5 anni) e degli elettrodomestici grandi (per 10 anni).

E così i costi di gestione dei magazzini diventerebbero importanti. Non tanto comunque, verrebbe da obiettare, quanto sostituire ogni volta un bene perché i ricambi non si trovano o costano troppo.

 

Fonte: consumatori.e-coop.it

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