21 Gennaio 2020

L’inquinamento influisce anche sul nostro cervello

Le conseguenze derivanti dalle polveri sottili sono devastanti.

È ormai universalmente risaputo come l’inquinamento atmosferico sia un serio problema per l’ambiente. Tutti conosciamo, purtroppo, quali effetti dannosi produca sulla salute dei nostri polmoni.

Ma forse alcuni di noi non sanno che elementi contaminanti come il particolato e le polveri fini e ultrafini, presenti nell'aria che respiriamo un po’ in tutte le città a forte antropizzazione, hanno influenze incredibilmente negative anche sulle nostre capacità cognitive. Negli ultimi anni infatti, grazie a un numero crescente di evidenze scientifiche, si è riuscito a dimostrare che respirare aria pulita consentirebbe di evitare una lunga serie di malattie cerebrovascolari neurodegenerative

E i risultati dimostrati o quanto meno suggeriti dalle ricerche effettuate, come quelle dell'IZA (Institut zur Zukunft der Arbeit, o, in inglese, Institute for the Study of Labor), centro di ricerca tedesco sull'economia del lavoro con sede a Bonn, sono a volte sorprendenti.

Per tre anni, i ricercatori tedeschi hanno raccolto i risultati dei maggiori tornei di scacchi tedeschi, installando dei sensori con cui analizzare la qualità dell’aria durante le partite. I dati raccolti hanno permesso di mettere in relazione oltre trentamila mosse fatte da 121 giocatori in 596 partite, con i livelli di particolato presenti nell’aria. E hanno dato un responso piuttosto preciso: dati alla mano, per ogni 10 microgrammi per metro cubo (μg/m3) di particolato fine (il cosiddetto Pm 2,5) in più, un giocatore di scacchi ha il 26,3% di probabilità in più di commettere un errore.

Qualche anno prima, gli stessi ricercatori avevano preso in esame le prestazioni atletiche nella Bundesliga (l’equivalente tedesco della nostra Serie A di calcio) scoprendo una correlazione tra la forma fisica dei campioni, misurata con il numero di passaggi di palla, e l'inquinamento atmosferico fuori dallo stadio.

Analizzando quasi tremila partite giocate in 32 stadi diversi da 1.771 calciatori di 29 squadre, gli esperti avevano concluso che l'inquinamento impatta moderatamente sulla produttività dei giocatori tra i 20 e i 50 microgrammi di PM10 per metro cubico d'aria, e in modo consistente sopra i 50 microgrammi, livello oltre il quale la performance può scendere fino al 16%.

E gli effetti del particolato altererebbero persino la nostra capacità di valutazione. Come pare accada agli arbitri che dirigono le partite di baseball negli Stati Uniti. Una ricerca della University of Chicago, infatti, ha rivelato un legame tra inquinamento atmosferico e precisione nell’arbitraggio: aumentando di una parte per milione i livelli di COmisurati nell’arco di tre ore la probabilità che un arbitro commetta un errore di valutazione cresce infatti dell’11,5%, mentre 10 μg/m3 di particolato in più nell’arco di 12 ore aumentano gli errori del 2,6%.

Ci auguriamo, ovviamente, che i politici e gli amministratori locali, sempre più alle prese con iniziative volte a ridurre lo smog cittadino, inizino anche a tener conto dell'allarmante esito di queste ricerche scientifiche.

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