4 Marzo 2020

Human microchipping: il futuro a portata di mano

Per i microchip umani integrati è davvero solo questione di tempo?

Un microchip sottocutaneo per aprire le porte di casa o dell’auto, consentire l’accesso a dispositivi digitali e pagare gli acquisti come già si fa oggi utilizzando una normale carta di credito contactless?

No, non sei finito sul set di un film di fantascienza: è tutto vero!

Ben Workman, un cittadino americano dello Utah, si è fatto impiantare un microchip per utilizzare la sua Tesla senza l’utilizzo della chiave. E, non contento, adesso punterebbe a farsi inserire sottopelle anche i chip delle sue carte di credito, così da poter girare in tranquillità senza doversi portare dietro alcun documento.

Anche Mattia Franzoni, CEO della divisione Italia della Biohax, startup fondata dallo svedese Jowan Österlund nel 2013 che sta lavorando per creare accordi e fornire servizi di questo tipo anche nel nostro Paese, ha scelto di farsi impiantare il chip alla stregua di un piercing. «Me lo sono fatto impiantare quattro anni fa tra l’indice e il pollice e non ho mai avuto problemi. A una settimana dall’inserimento con una siringa, il corpo lo ingloba con il collagene. E ci si dimentica di averlo», ha spiegato lo stesso Franzoni al BTO2020, evento leader dedicato al binomio turismo e tecnologia.

La sua vita è diventata decisamente più smartora sblocca porte e dati sul pc avvicinando la mano e comunica con il chip sottocutaneo attraverso un’app. 

Ma come funzionano i microchip sottopelle? Grazie a un sistema di identificazione a radiofrequenza RFID – tecnologia usata per l’identificazione e/o memorizzazione di informazioni inerenti a oggetti, animali o persone – attraverso la quale un lettore è in grado di comunicaredialogare scambiare informazioni.

E a chi obietta che questo potrebbe essere un metodo per controllare e rintracciare ognuno di noi, in stile Grande Fratello di orwelliana memoria, va detto che lo smartphone che portiamo sempre in tasca rappresenta probabilmente una minaccia ben più grande di quanto potrebbe esserlo un chip RFID.

«Alle persone spaventate – conferma Franzoni – posso dire che il chip non ha il GPS ed è alimentato quando viene letto dal lettore, quindi non può venire rintracciato e non emette frequenze elettromagnetiche». 

Ci sarà da fidarsi?

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