6 Dicembre 2018

Dove si vive meglio in Italia?

Sul podio il Nordest e i piccoli centri. Scende inesorabilmente Roma, risale Milano.

La nuova indagine sulla qualità della vita nelle 110 province italiane realizzata da Italia Oggi con l’Università La Sapienza di Roma ha incoronato Bolzano quale città italiana in cui si vive meglio. La valutazione si è basata su nove elementi: affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita, con 21 sotto dimensioni e 84 indicatori di base.

Dopo il capoluogo dell’Alto Adige, sono salite sul podio rispettivamente Trento e Belluno. Le località della provincia, con i loro ritmi più lenti e con le dimensioni più a misura d’uomo, con la maggiore cura del territorio e la buona amministrazione, sono di nuovo in testa, come l’anno passato d’altra parte.

Questa tendenza è confermata anche dai pessimi risultati in classifica delle città più grandi: Milano si piazza alla 55esima posizione (unica città tra le grandi a risalire leggermente la china), Torino alla 78esima, Roma all’85esima, Palermo alla 106esima e Napoli alla 108esima. La capitale segna quest’anno un forte balzo all’indietro, perdendo 18 posizioni rispetto all’anno scorso, mentre le altre sono sostanzialmente stabili.

A voler guardare bene la parte alta della classifica emerge anche un’altra indicazione interessante: la città ideale ha mediamente 100mila abitanti. Nelle prime 40 posizioni, infatti, solo Verona e Padova hanno poco più di 200mila abitanti, mentre Brescia, Parma, Modena, Reggio Emilia, Bergamo, Trento, Forlì, Vicenza, Piacenza e la stessa Bolzano ne hanno più di 100mila, tutte le altre 28 città hanno un numero di abitanti inferiore.

Maglia nera alla calabrese Vibo Valentia, in coda alla classifica in compagnia insieme a Napoli di Catania, Siracusa e Palermo: cinque province ricche di bellezze architettoniche e naturali che, tuttavia, non riescono a fare il salto di qualità.

Ma c’è un’altra tendenza, comunque, che sembra emergere da qualche anno nella serie delle classifiche sulla qualità della vita, ed è quella della frammentazione della classica polarità Nord-Sud. Sono quindi abbastanza evidenti i segnali di un Mezzogiorno che punta a emergere dalle tradizionali zone di insufficienza.

E così, mentre vent’anni fa il disagio sociale e personale era un fenomeno prevalentemente del Nord, ora sta emergendo anche al Sud, a conferma che è sempre più difficile delimitare le due Italie con un semplice tratto di penna.

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