21 Luglio 2020

Pannelli solari notturni? Si-può-faree!

Sviluppata negli Usa una rivoluzionaria cella fotovoltaica.

Celle solari notturne in grado di produrre elettricità anche nelle ore più buie.

Non è un paradosso, ma la sfida affrontata dall’Università della California che ha studiato alcune innovative soluzioni tecniche radiative con l’obiettivo di progettare nuovi dispositivi da mettere in funzione dopo il tramonto.

Jeremy Munday, professore presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Informatica e coautore della ricerca, ha creato un prototipo di cella fotovoltaica che potrebbe generare fino a 50 watt di potenza per metro quadrato anche nelle ore notturne. 

Come si sa, il fotovoltaico possiede un grande potenziale all’interno della transizione energetica: il sole è ovunque, gratis, e la tecnologia per sfruttare la sua energia sta continuando ad aumentare l’efficienza e a ridurre i costi. Tuttavia, come i grandi detrattori delle rinnovabili ci tengono spesso a ricordare, funziona solo nelle ore diurne.

Partendo da questo limite, il professore e il suo studente Tristan Deppe hanno messo a punto un concept fotovoltaico alternativo che utilizza la terra come fonte di calore e il cielo notturno come dissipatore. Il risultato sono quelle che loro chiamano celle solari notturne, ma che mostrano un funzionamento completamente diverso rispetto la tecnologia madre.

«Una normale cella solare genera energia assorbendo la luce – ha spiegato Munday – e generando una tensione e il flusso di corrente. In questi nuovi dispositivi, invece, viene emessa luce e la corrente e la tensione vanno nella direzione opposta, ma si genera comunque energia. Devi usare materiali diversi, la fisica però è la stessa».

Munday e Deppe stanno attualmente lavorando sui primi prototipi fisici, e sono convinti che, con opportune modifiche, questi pannelli potrebbero funzionare anche durante le ore di luce creando un sistema potenzialmente attivo 24 ore su 24.

Servirà, tuttavia, ancora molto lavoro per migliorare l’efficienza del nuovo dispositivo.

Il primo quesito da risolvere ora sarà quello di quali materiali utilizzare: se, infatti, per i pannelli tradizionali viene generalmente usato il silicio, ottimo per assorbire la luce, i ricercatori stanno cercando di capire se alcune leghe di mercurio, come ipotizza il professore, siano in grado di catturare la luce a una lunghezza d’onda estremamente lunga.

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