16 Aprile 2020

Modelli di traffico “da pedalare”

Per progettare nuove infrastrutture di mobilità, le istituzione valutano solitamente i modelli di traffico automobilistico. Tranne in Danimarca.

Quando si parla di mobilità urbana vengono subito in mente code chilometriche ai semafori, parcheggi introvabili, clacson messi a dura prova dall’impazienza di chi è alla guida. Non sorprende quindi che le istituzioni competenti in materia, quando sono chiamate a migliorare e fluidificare il traffico, creino futuribili modelli di traffico in base alle esigenze degli automobilisti. Con buona pace di chi non possiede un’auto o vorrebbe poterla lasciare a riposare nel box.

Il trend filo-automobilista viene però sempre più messo in discussione nelle nazioni ciclisticamente più all'avanguardia. Proprio come la Danimarca.

Nella patria della Sirenetta, i calcoli matematici dei modelli di traffico prendono in considerazione anche le esigenze di infrastrutture ciclabili. Ecco che vengono perciò studiati il numero di possibili ciclisti disposti a utilizzare ciclovie più adeguate e la conseguente diminuzione degli spostamenti in auto.

Insomma, i modelli di traffico danesi sono di stampo multimodale: offrono migliorie, perciò, non solo per gli automobilisti, ma anche per l’utilizzo di qualsiasi mezzo di trasporto. Ovviamente, meglio se non inquinante.

I primi modelli di traffico bike-friendly sono stati adottati a Odense, per poi aver successo in tutto il Paese. Nonostante il grado di incertezza che accomuna ogni proiezione, i modelli danesi hanno permesso di calcolare i cambiamenti nel volume di traffico delle bici, causati dallo sviluppo urbano. O hanno definito il valore di creare superciclabili, semafori e sistemi a onde verdi per le bici. E, come ci si poteva attendere, tutte queste proposte superano a pieni voti le analisi costi-benefici.

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