10 Gennaio 2020

La sostenibile leggerezza del verde urbano

Come la natura in città può migliorare il nostro benessere.

Mantenere integre le aree verdi urbane, crearne di nuove, trasformare in parchi e prati le ampie distese di cemento. È così che una città vivibile ed ecosostenibile può diventare realtà. Solo adesso si comincia a misurare il benessere dei cittadini e dell’ambiente dalla cura e dall’incremento degli spazi verdi nelle nostre città.

Questo perché il verde non è solo un colore. Infatti, la sua presenza nel contesto urbano assume oggi nuove funzioninon solo estetico-decorative ma anche ecologiche e sociali con l’assorbimento degli inquinanti atmosferici, la riduzione dei livelli di rumore, la stabilizzazione del suolo, la ricostituzione di habitat adatti alla vita di molte specie animali e vegetali.

Ma come riuscire a trasformare le immense pianure di cemento spalmato nei decenni nelle anonime periferie urbane in parchi, giardini, prati e, volendo, anche orti? «Aggiungerei risparmio energetico e gestione dei rifiuti», commenta Stefano Panunzi, docente di progettazione architettonica e urbana all’Università del Molise.

È dagli anni Ottanta che Panunzi studia quale possa essere lo spazio fisico libero per poter mettere mano agli edifici che deturpano le periferie delle nostre città, piccole e grandi, senza doverli demolire o evacuare in un paese come il nostro dove quasi il 90% delle persone è proprietario di case.

I nostri condomini, d’altronde, sono il patrimonio immobiliare più inadeguato che ci sia per durare e aumentare di valore, in un presente che richiede standard di sicurezza e di risparmio energetico sempre più alti.

La sfida è ambiziosa, ma possibile e necessaria, anche perché i costi di manutenzione, fiscali, energetici, i terremoti, le frane e gli allagamenti stanno rendendo inevitabile una bonifica di quella che gli addetti ai lavori chiamano “crosta urbana” sfruttandolo spazio operativo che avvolge ogni edificio, quello che viene solitamente occupato dai ponteggi per rifare le facciate. 

Ebbene quello stesso spazio può essere occupato in modo permanente da una soluzione rivoluzionaria che in sede tecnica viene chiamato “esoscheletro multifunzionale e autoportante”. Una seconda pelle dell’edificio basata su una intelaiatura aperta, praticabile come lo sono i balconi, che circonda tutti i piani dell’edificio e la sua copertura.

«Fantascienza? Assolutamente no – assicura Panunzi –: ingegneri e architetti stanno studiando da anni nei laboratori universitari di tutto il mondo, e in Italia in particolare, per mettere in sicurezza e adeguare un patrimonio edilizio tanto sconfinato, quanto in caduta libera come valore economico e affidabilità sul mercato globale».

Non ci resta che aspettare una multinazionale cinese o americana, oppure sperare di risvegliare il nostro antico spirito cooperativo per un mercato che ne avrà per tutti e forse anche di più.

 

Fonte: consumatori.e-coop.it

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