20 Novembre 2019

“Cibo” di Steve McCurry in mostra a Forlì

Uno splendido viaggio per immagini nella grande mensa del mondo.

Ormai si parla sempre più spesso di gastronomiaricettediete. Tantissimi sono i cuochi e gli esperti di cucina che trattano questi argomenti in tv, nei settimanali e nei libri. Si parla molto meno, invece, degli sprechi e delle differenze culturali alimentari nelle varie parti del mondo.

Per richiamare e ritrovare le radici di cosa sia e come nasca effettivamente il cibo, e soprattutto di come sia legato alle dimensioni più profonde dell’esistenza umana, in occasione del Festival del Buon Vivere è stata inaugurata nello scorso settembre a Forlì “Cibo”, la straordinaria mostra fotografica di Steve McCurry, 4 volte vincitore del World Press Photo.

Ottanta meravigliose immagini attraverso le quali il fotografo americano – famoso per il suo celebre ritratto di una donna afgana dagli intensi occhi verdi, prigioniera nel campo profughi di Peshawar in Pakistan, pubblicata sulla copertina del National Geographic – ci invita a una riflessione profonda e a uno sforzo di consapevolezza su come quest’elemento, così fondamentale, sia presente in modi tanto diversi nelle differenti regioni del nostro pianeta.

Le fotografie, scattate tra America Latina, Asia ed Europa nel corso della sua carriera ultratrentennale, sono accompagnate da strutture scenografiche e da video che rendono la visita un’esperienza immersiva dal punto di vista fisico ed emozionale.

Dopo la prima sezione che introduce al ciclo di vita del cibo, la seconda mostra il pane come alimento primario, vero e proprio linguaggio universale. La terza sezione è dedicata alla produzione del cibo e quindi al lavoro nei campi, nelle piantagioni e in mare. La quarta è focalizzata sulla trasformazione del cibo, mentre la quinta è dedicata alla coesione che questo genera, allo stare insieme nel consumarlo, nello sfamarsi, nel non sprecarlo: il cibo, quindi, riportato al suo valore centrale di vita.

Ogni scatto è un paradigma. Vale per le figure commoventi che consumano il pasto nella solitudine o nel dolore, come per i frammenti di mercati in cui i pesci, la frutta o le spezie varcano la soglia dello sguardo e si fanno odori, suoni, sapori, partecipazione emotiva a una realtà che, nelle differenze, ci riporta all’uguaglianza degli esseri umani che condividono quest’esperienza.

La mostra, ospitata in prima mondiale nei Musei San Domenico di Forlì, resterà aperta fino al 6 gennaio 2020 e probabilmente girerà poi in altre città.

 

Fonte: consumatori.e-coop.it

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