22 Novembre 2019

Per pedoni e due ruote la città resta pericolosa

In Italia il tasso di mortalità sulle strade urbane è preoccupante.

Le principali vittime di incidenti stradali nel nostro Paese sono soprattutto i cosiddetti soggetti deboli della viabilità, cioè ciclistimotociclisti pedoni.

Parliamo di 3.378 morti (dati Istat 2017). Più di 9 al giorno. Senza contare i feriti, anche gravi (246.750!), e le disabilità permanenti. Numeri terribili che riguardano persone che restano sull’asfalto delle città il più delle volte a causa di errori o disattenzione. Errori, che se siamo alla guida di un’automobile, spesso non lasciano scampo, a noi stessi e agli altri.

«Molti automobilisti – spiega la presidente di Fiab-Federazione Italiana Amici della Bicicletta, Giulietta Pagliaccio – si mettono al volante pensando di poter fare tutto, come se non guidassero. Telefonare, chattare, guardare le notifiche di Facebook. E poi ci si mettono anche le plance delle automobili, molto tecnologiche per carità, ma portano alla distrazione: c’è sempre qualcosa da guardare, qualche spia da controllare. Ovvio che se poi ti trovi davanti a un ostacolo improvviso non si riesca ad evitarlo» .

Quindi, prima di tutto, sono i comportamenti che devono cambiare, quelli di tutti.

Ma un primo, vero cambiamento potrebbe arrivare da un ripensamento della struttura delle città, per renderle più sicure. «Le nostre città – conferma Pagliaccio – sono davvero un problema dal punto di vista della sicurezza stradaleLe auto sono tante, troppe, non si fanno politiche per una mobilità differente che non sia quella dell’auto privata. I pedoni non sono sicuri neanche sulle strisce e nessuno si azzarderebbe mai a mandare i bambini a scuola a piedi. Tutto questo perché le nostre città sono state strutturate prima di tutto per fare spazio alle auto private. E allora dobbiamo ripensarle, queste città».

Negli ultimi anni, fortunatamente, in moltissime città si vedono sempre più biciclette proprio perché qualche passo avanti è stato fatto. Segno che cambiare si può. «Le città diventeranno più sicure – prosegue la presidente Fiab – se si garantisce a tutti il diritto a muoversi, anche a chi non ha l’auto». Senza considerare il vantaggio che se ne ricaverebbe in termini di riduzione delle polveri sottili e dell’inquinamento. Ma questo è un altro discorso. O forse no.

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Fonte: consumatori.e-coop.it

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