12 Novembre 2019

Ecosostenibilità: non è tutto green quel che luccica…

Alcune aziende sfruttano il tema ambientale traendo in inganno il consumatore.

Lo chiamano greenwashing, neologismo inglese che in italiano si può tradurre con “darsi una verniciatina di verde”, ovvero una credibilità o una coscienza ambientale. In realtà, spesso è solo un modo per gettare fumo negli occhi dei consumatori e vendere prodotti, promuovere campagne pubblicitarie o pratiche d’impresa che, con l’ecologia, hanno poco a che fare.

Perché oggi, dando per buoni i proclami e le diciture in etichetta, tutte le aziende sarebbero eco-friendly, ovvero amiche dell’ambiente, impegnate nella transizione energetica e paladine dell’ecosostenibilità. Molte, però, vantano invece credenziali che non sempre hanno o che hanno solo in parte.

Un esempio? Le grandi compagnie petrolifere annunciano di essere diventate green salvo poi scoprire, prendendo in esame i loro bilanci, che investono solo l’1% dei loro capitali per la riduzione dell’anidride carbonica.

E questo non è un caso. Parecchie società, infatti, grandi e piccole, si sono accorte, comparando le ricerche di mercato, che il 70% dei consumatori è disposto a scegliere un prodotto ecosostenibile al posto di uno a maggiore impatto ambientale, spendendo per averlo il 5% o il 10% in più e, di conseguenza, si sono attrezzate, mutando, se occorreva, strategia comunicativa. 

Il risultato della “verniciatina” è quindi doppio: da una parte aumenta la popolarità del brand e si vende meglio il prodotto, dall’altra si distoglie l’attenzione del consumatore dai difetti che esso ha o dagli impatti che genera su ambiente, salute, rispetto dei diritti dei lavoratori, welfare animale e così via. 

In sostanza si glissa sul profilo etico del prodotto stesso.

D’altronde, l’ecosostenibilità, oggi, è un fenomeno di massa. Interessa qualcosa come 34 milioni di italiani, uno su tre; un 32% si dichiara addirittura appassionato del tema, dato in crescita del 10% sul 2018. In particolare, spicca la sensibilità per la riduzione della plastica che sfiora la totalità degli intervistati, il 97%, mentre un 40% dice di aver già tagliato i consumi di bottiglie usa e getta.

È possibile, tuttavia, anche leggere in modo positivo il fenomeno stesso della sostenibilità fake. Vederlo, cioè, come la prova che si è affermata una sensibilità collettiva nuova, che va dal cibo sano alle auto elettriche, in grado di riorientare il mercato. 

Analizzato in tale ottica, il greenwashing è soltanto la brutta faccia del green marketing, dietro il quale c’è invece una responsabilità ambientale vera. La spia, in altre parole, che un concetto importante si stia irradiando sottopelle nella società, seguendo le ramificazioni dell’Agenda 2030 dell’ONU

 

Fonte: consumatori.e-coop.it

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